La crisi economica globale «chiede il coraggio della fraternità», mentre «il divario tra nord e sud del mondo e la lesione della dignità di tante persone richiamano ad una carità che sappia allargarsi a centri concentrici dai piccoli ai grandi sistemi economici».
Lo ha detto il Papa nell’udienza alla Caritas Italiana. «Rispondere ai bisogni significa non solo dare il pane all’affamato, ma anche lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato», ha affermato Benedetto XVI parlando nella basilica di San Pietro al personale della Caritas in occasione del 40/o anniversario di fondazione dell’organismo caritativo della Cei. «È in questa prospettiva che l’oggi interpella il vostro modo di essere animatori e operatori di carità», ha proseguito.
«Il pensiero non può non andare anche al vasto mondo della migrazione - sono state le parole del Papa -. Spesso calamità naturali e guerre creano situazioni di emergenza. La crisi economica globale è un ulteriore segno dei tempi che chiede il coraggio della fraternità. Il divario tra nord e sud del mondo e la lesione della dignità umana di tante persone, richiamano ad una carità che sappia allargarsi a cerchi concentrici dai piccoli ai grandi sistemi economici».
Secondo Benedetto XVI, poi, «il crescente disagio, l’indebolimento delle famiglie, l’incertezza della condizione giovanile indicano il rischio di un calo di speranza».
«L’umanità non necessita solo di benefattori - ha aggiunto il Pontefice -, ma anche di persone umili e concrete che, come Gesù, sappiano mettersi al fianco dei fratelli condividendo un po’ della loro fatica. In una parola, l’umanità cerca segni di speranza».
Ratzinger ha quindi osservato: «L’umile e concreto servizio che la Chiesa offre non vuole sostituire né, tantomeno, assopire la coscienza collettiva e civile. Le si affianca con spirito di sincera collaborazione, nella dovuta autonomia e nella piena coscienza della sussidiarietà».
Il Pontefice si è infine soffermato sul ruolo delle strutture caritatevoli.«Le Caritas devono essere come “sentinelle”, capaci di accorgersi e di far accorgere, di anticipare e di prevenire, di sostenere e di proporre vie di soluzione nel solco sicuro del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa». È una sollecitazione a farsi interpreti dei bisogni della società e di «chi fa più fatica» quella che Benedetto XVI ha rivolto oggi agli addetti delle Caritas diocesane, da lui incontrati oggi nella basilica di San Pietro in occasione del quarantennale dell’organizzazione caritativa della Cei.
«L’individualismo dei nostri giorni, la presunta sufficienza della tecnica, il relativismo che influenza tutti - ha detto il Papa -, chiedono di provocare persone e comunità verso forme alte di ascolto, verso capacità di apertura dello sguardo e del cuore sulle necessità e sulle risorse, verso forme comunitarie di discernimento sul modo di essere e di porsi in un mondo in profondo cambiamento».
Il Pontefice ha sottolineato anche che alle Caritas «è affidato un importante compito educativo nei confronti delle comunità, delle famiglie, della società civile in cui la Chiesa è chiamata ad essere luce». «Ciascuno di voi – ha proseguito - è chiamato a dare il suo contributo affinché l’amore con cui siamo da sempre e per sempre amati da Dio divenga operosità della vita, forza di servizio, consapevolezza della responsabilità». «Non desistete mai da questo compito educativo, anche quando la strada si fa dura e lo sforzo sembra non dare risultati», è stata l’esortazione del Papa.
tratto da Vatican Insider

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